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Andrea Bonaposta

Ciao, sono Andrea Bonaposta, mover, trainer, ricercatore e divulgatore appassionato di movimento in tutte le sue forme ed espressioni.

Fin da piccolo ho praticato i più svariati sport, soprattutto Rugby, Atletica Leggera e Arti Marziali.

Sono stato campione nazionale cadetti di corsa a ostacoli, e ho fatto parte del club giovanile della nazionale italiana di atletica leggera. Il mio allenatore è stato Giancarlo D’Amen.

Ho praticato Kung Fu stile Shaolin e Sanda fino a ottenere la prima cintura nera (4° JI) con il maestro Rafael Lucena. Ho poi esplorato diverse arti marziali, fra cui Wing Chun, Capoeira, Viet Vo Dao e Jiu Jiutsu tradizionale. Infine ho trovato Brazilian Jiu Jitsu e Grappling, che ho iniziato a praticare con il mestre Bruno Guerra e continuato a studiare con il mestre André Nunes.

Per anni ho praticato meditazione Vipassana, seguendo i corsi di Corrado Pensa e Neva Papachristou e molteplici seminari con maestri internazionali come Christina Feldman e Frank Ostaseski.

Mi sono trasferito a Roma dove ho vissuto per circa otto anni, per poi trasferirmi nei Paesi Bassi, dove sono entrato in contatto con la Movement Culture, il Movement Training e il Movimento Naturale. È stato un vero e proprio colpo di fulmine, che mi ha portato a diventare istruttore certificato MovNat sotto la guida di Jerome Rattoni.

Lì ho anche seguito il percorso di formazione della Croce Rossa olandese in primo soccorso e rianimazione, diventando rianimatore

Tornato in Italia ho fondato il progetto Glide Movement, ho avviato corsi di Movement Training (il primo corso mai avviato in Italia) e Movimento Naturale a Pesaro e iniziato a divulgare online la Movement Culture.

Continuo il mio lavoro di ricerca sul movimento, con l’obiettivo di sviluppare e perfezionare il mio sistema, studiando Scienze Motorie e seguendo insegnanti e realtà come Fighting Monkey, Shira Yaziv e Axis Syllabus.

Attualmente insegno a Milano e sono co-fondatore di Movement Milano.

Nella mia vita “parallela” ho lavorato come operatore nelle ONG e come bike messenger.

Sono stato uno dei fondatori di VeloRome, crew che si occupava di organizzare alleycat ed eventi legati al ciclismo urbano e alla mobilità sostenibile, nonché di diffondere la cultura delle bici a scatto fisso.

Sono laureato in Antropologia presso l’università “La Sapienza” e ho seguito un Research Master in Religion and Culture presso la Rijksuniversiteit Groningen (RUG).

FILOSOFIA DELL’ALLENAMENTO

MINIMALISMO

Può sembrare contradditorio associare Movement Training e Minimalismo, ma a mio avviso quest’ultimo è una componente fondamentale senza la quale il MT diventerebbe dispersivo e inefficace. Il minimalismo si fonda principalmente su queste domande:

Quali altre prospettive sono possibili quando si guarda al mondo da altri punti di vista?

Qual è l’essenza delle cose?

Quando elimini ciò che è “familiare” allora il meno diventa di più.

Attraverso un approccio minimalista, nel Movement Training è possibile ricercare un certo stato di purezza del movimento, abbattendo le barriere formali delle discipline specialistiche e aprendo un’immensità radicale di possibilità che permettono a ogni praticante di avvicinarsi a un’esperienza quasi pura del muoversi.

In tutto ciò bisogna costruire una capacità critica che permetta all’individuo di capire quali siano le cose (in questo caso specifico i movimenti) veramente necessarie per sé, pena il perdersi nel mare magnum della conoscenza collettiva.

Anzi, ancora meglio, è necessario seguire la via negativa: capire quali siano le cose non necessarie e imparare a eliminarle.

PROFONDITÀ

Viviamo in un mondo pieno di distrazioni. Profondità in questo caso è la capacità di entrare in uno stato di concentrazione privo di distrazioni quando affrontiamo un lavoro cognitivamente impegnativo. Ciò spinge le nostre capacità cognitive ai loro limiti, crea nuovo valore e sviluppa la nostra abilità.

Bisogna andare nel profondo. Così facendo, diventeremo estremamente esperti nell’imparare a padroneggiare nuove cose “velocemente”.

Parte fondamentale del Movement Training è imparare a entrare in questo stato di profondità. Nella mia visione dell’allenamento uno dei suoi fini ultimi, se non il suo fine ultimo, è diventare sempre più maestri nell’apprendere “facilmente” nuovi movimenti.

FENOMENOLOGIA

Nel Movement Training si segue l’esperienza, non la teoria. Le teorie si basano su standard e statistiche. Ognuno di noi, tuttavia, è un essere unico e particolare che nella sua individualità sfugge a queste operazioni di astrazione.

A meno che la situazione non sia praticamente identica a una già vista e sperimentata in passato, si parte dal presupposto di non sapere e si procede attraverso l’esplorazione di varie possibilità fino a scoprire quella che produce il risultato migliore. In pratica, si riconosce che quello che ha funzionato per una persona potrebbe non funzionare per un’altra.

Le supposizioni e i preconcetti (su quale sia per esempio il modo esatto di eseguire un dato movimento) vanno sospesi e messi alla prova passo dopo passo per poter capire come il fenomeno (nel nostro caso il movimento) si presenta a noi praticanti.

In questo modo possiamo appropriarci veramente del movimento, farlo nostro e svilupparlo appieno e fino in fondo.

Le teorie vanno e vengono, l’esperienza è permanente.

Approfondisci le idee che stanno dietro a Glide Movement.

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