FILOSOFIA DELL’ALLENAMENTO

MINIMALISMO

Può sembrare contradditorio associare Movement Training e Minimalismo, ma a mio avviso quest’ultimo è una componente fondamentale senza la quale il MT diventerebbe dispersivo e inefficace. Il minimalismo si fonda principalmente su queste domande:

Quali altre prospettive sono possibili quando si guarda al mondo da altri punti di vista?

Qual è l’essenza delle cose?

Quando elimini ciò che è “familiare” allora il meno diventa di più.

Attraverso un approccio minimalista, nel Movement Training è possibile ricercare un certo stato di purezza del movimento, abbattendo le barriere formali delle discipline specialistiche e aprendo un’immensità radicale di possibilità che permettono a ogni praticante di avvicinarsi a un’esperienza quasi pura del muoversi.

In tutto ciò bisogna costruire una capacità critica che permetta all’individuo di capire quali siano le cose (in questo caso specifico i movimenti) veramente necessarie per sé, pena il perdersi nel mare magnum della conoscenza collettiva.

Anzi, ancora meglio, è necessario seguire la via negativa: capire quali siano le cose non necessarie e imparare a eliminarle.

PROFONDITÀ

Viviamo in un mondo pieno di distrazioni. Profondità in questo caso è la capacità di entrare in uno stato di concentrazione privo di distrazioni quando affrontiamo un lavoro cognitivamente impegnativo. Ciò spinge le nostre capacità cognitive ai loro limiti, crea nuovo valore e sviluppa la nostra abilità.

Bisogna andare nel profondo. Così facendo, diventeremo estremamente esperti nell’imparare a padroneggiare nuove cose “velocemente”.

Parte fondamentale del Movement Training è imparare a entrare in questo stato di profondità. Nella mia visione dell’allenamento uno dei suoi fini ultimi, se non il suo fine ultimo, è diventare sempre più maestri nell’apprendere “facilmente” nuovi movimenti.

FENOMENOLOGIA

Nel Movement Training si segue l’esperienza, non la teoria. Le teorie si basano su standard e statistiche. Ognuno di noi, tuttavia, è un essere unico e particolare che nella sua individualità sfugge a queste operazioni di astrazione.

A meno che la situazione non sia praticamente identica a una già vista e sperimentata in passato, si parte dal presupposto di non sapere e si procede attraverso l’esplorazione di varie possibilità fino a scoprire quella che produce il risultato migliore. In pratica, si riconosce che quello che ha funzionato per una persona potrebbe non funzionare per un’altra.

Le supposizioni e i preconcetti (su quale sia per esempio il modo esatto di eseguire un dato movimento) vanno sospesi e messi alla prova passo dopo passo per poter capire come il fenomeno (nel nostro caso il movimento) si presenta a noi praticanti.

In questo modo possiamo appropriarci veramente del movimento, farlo nostro e svilupparlo appieno e fino in fondo.

Le teorie vanno e vengono, l’esperienza è permanente.

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Andrea Bonaposta P.iva 02646770418

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