Glide Movement è un progetto per la diffusione e la pratica del Movement Training, sia nel mondo digitale che in quello analogico.

Creo questa pagina perché nomi e simboli hanno importanza, aiutano a definire il senso delle cose, e credo quindi sia giusto spiegare le origini e il significato del nome Glide e del suo logo, per permetterti di capire meglio lo spirito del mio progetto e della mia pratica.

In Inglese il verbo glide significa “planare” e, in maniera figurata, viene usato per indicare il muoversi in modo fluido, senza sforzo, con piena padronanza. Questo è il primo livello di interpretazione, quello più semplice e immediato.

Il logo rappresenta un glider, una figura presa da “A Game of Life” o “Life”, un automata cellulare creato dal matematico John Conway.

In Life regole molto semplici sui comportamenti di punti posti su una griglia creano fenomeni estremamente complessi. Queste semplici regole portano a complessità inaspettate che non sarebbe stato possibile prevedere solo guardando alle condizioni iniziali presenti.

Fra i pattern più semplici che possono essere creati, il Glider ha come caratteristica il movimento. La sua configurazione genera movimento e lo fa muovere all’infinito.

gli stati di configurazione glider
Le configurazioni del glider

A Game of Life ha molte analogie con i processi di evoluzione, declino e cambiamento di una società di organismi viventi. Inoltre, è stato anche collegato a concetti più astratti, come per esempio i processi cognitivi o quelli di interrelazione fra le leggi fisiche dell’universo e costrutti filosofici complessi.

Il motivo per cui collego questo gioco alla pratica del Movement Training è il fatto che vi è implicita la dimostrazione di come un progetto e una forma di organizzazione possano emergere ed evolversi spontaneamente dalla casualità e dal caos.

Quando ci muoviamo, dalle attività quotidiane a quelle più specialistiche, sportive, estreme, siamo sempre esposti all’imprevedibilità. Per la maggior parte del tempo non ce ne rendiamo conto, la nostra mente oppone una sorta di rifiuto alla presenza del caso poiché, cognitivamente, questo è un fenomeno che richiede molto sforzo per essere accettato ed elaborato.

L’avversione all’imprevedibilità si riflette spesso anche nelle metodologie di insegnamento del fitness dove, come fossimo topi di laboratorio, si eliminano il più possibile gli elementi che possono portare a esiti imprevedibili e si insegna un approccio statico e basato su standard astratti elaborati escludendo la casualità. Quando poi si esce da questo ambiente sterilizzato e prevedibile, siamo fragili di fronte alla smisurata varietà e agli imprevisti che caratterizzano la vita reale.

Inoltre molto spesso, per motivi di mercato, si vedono le pratiche e le creazioni più assurde (e a mio avviso inutili). Quante volte hai sentito dire del nuovo macchinario, del nuovo corso o della nuova pillola dagli effetti miracolosi quasi istantanei. Viene tolta l’incertezza del trial and error, dell’esplorazione e delle scoperte, la fatica della pratica lunga, minuziosa, impegnativa e costante, e viene offerta una “scorciatoia” che ricompensa impulsi transitori e propone certezza assoluta e sicurezza.

In realtà qui ciò che viene proposto e venduto è la momentanea tranquillità della mente. Non è l’efficacia (che queste cose non hanno mai), ma l’illusione di una via sicura, facile e veloce. Un percorso che vorrebbe annullare la varianza e diversità. Un percorso sterile, che nella maggior parte dei casi altro non è che una “truffa”, creata da designer che conoscono bene e in profondità i meccanismi che governano la psiche umana.

Nel Movement Training invece l’imprevedibilità viene abbracciata e usata per creare ed esplorare nuove possibilità. Le nostre articolazioni imparano a essere esposte al numero più alto di configurazioni possibili e i movimenti e le situazioni che potrebbero nascere casualmente vengono indagati, organizzati e implementati per vedere se possano portare a una qualche evoluzione nella pratica. Attraverso il movimento inoltre cerchiamo anche di lavorare sulla nostra mente, affinando la nostra capacità di imparare cose nuove, di adattarci a diverse situazioni, e di entrare in uno stato profondo e fluido di concentrazione.

Noi Mover impariamo ad aprirci al caos, all’imprevisto e alla volatilità e, soprattutto, a non averne paura e a usarlo come fonte di energia e di evoluzione.

glider simbolo hacker
Glider: un emblema hacker

Altro motivo per cui ho scelto il glider come simbolo è il suo legame con la cultura Hacker. Una cultura che porta avanti i valori della curiosità, della libertà, della competenza, della conoscenza, di essere sempre parte attiva in quello che si fa e non solo droni passivi che eseguono e ricevono senza pensare.

Un mover potrebbe essere definito, nella sua quintessenza, come un hacker del movimento.

In più, da parte mia, aderisco a una visione open source del Movement Training.

Approfondisci ancora di più la mia metodologia d’allenamento.

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Andrea Bonaposta P.iva 02646770418

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