movimento capacità cognitive

Corpo, Mente e Movimento

Il movement training fortunatamente ha portato una ventata di aria nuova nel campo del fitness e del condizionamento fisico. Termini come “movimento funzionale” e un’attenzione ai meccanismi profondi di come il movimento influisca sulla relazione fra corpo e mente stanno prendendo sempre più piede.

Approfondire questi meccanismi è fondamentale per poter programmare esercizi che abbiano effetti benefici sulla salute della persona. Il fitness tradizionale ha sempre avuto una visione molto ristretta in questo ambito.

L’attenzione è sempre stata più sull’apparire “fit” che sull’essere veramente “fit”.

Essere magri o avere muscoli da spiaggia non significa automaticamente essere in forma e in salute. Prova ne sono i molteplici infortuni e acciacchi estremamente diffusi fra i praticanti di fitness tradizionale. Molto è dovuto all’estrema impreparazione di tanti istruttori (più pratici di marketing e PR che di educazione fisica), ma anche al fatto che i programmi spesso partono da presupposti sbagliati.

Invece il movement training ha un approccio molto più ampio e completo. Oltre a un’estrema attenzione alla salute, a condizionare il corpo in modo da prevenire gli infortuni e alla funzionalità, guarda al benessere della persona. La connessione corpo-mente è tenuta in estrema considerazione, con la consapevolezza che gli esercizi che compiamo influiscono anche sulla nostra forma mentis e sul nostro spirito.

Ma come fa il movement training a essere efficace in questo ambito?

La risposta è nella scienza, e in particolare nel campo delle neuroscienze.

Qui cercherò di accompagnarti in un breve viaggio all’interno di questo affascinante mondo, alla scoperta delle connessioni inaspettate fra il corpo, la mente e la nostra storia evolutiva.

Movimento e Sopravvivenza

mente corpo movimento evoluzione

L’essere umano è l’esperto definitivo di movimento. I movimenti che è capace di eseguire sono una moltitudine. Un uomo non potrà mai nuotare come un delfino, correre veloce come un ghepardo o arrampicarsi come una scimmia, ma potrà raggiungere livelli più che soddisfacenti in tutte e tre questi ambiti. L’essere umano è il generalista definitivo. Nessun altro animale ha la nostra capacità di performare un range così ampio di movimenti.

Il nostro corpo ha centinaia di muscoli, migliaia di tendini e legamenti e un numero smisurato di tessuto connettivo che avvolge e collega il tutto.

Siamo letteralmente progettati per muoverci.

Tutto questo ha senso anche in una prospettiva evolutiva. Se non ti puoi muovere non puoi andare a caccia di cibo, non puoi sfuggire ai pericoli e non saresti in grado di fare la maggior parte delle cose necessarie alla sopravvivenza e alla diffusione della specie.

Dal punto di vista della natura, il movimento si basa sulla sopravvivenza.

È importante capire che la funzione primaria del movimento è la sopravvivenza, perché questo ci aiuta a capire meglio come la mente interagisce con il corpo.

Imparare e Adattarsi

Da un punto di vista meccanico la mente (o meglio in questo caso il cervello) è una macchina che risolve i problemi, una macchina capace di calcolare migliaia di dati in un microsecondo per fornire la miglior risposta possibile al problema che stai affrontando.

Per quanto riguarda il movimento, il cervello riceve un numero incredibile di informazioni da processare attraverso i diversi sistemi sensoriali per poter risolvere il problema di fornire la miglior risposta motoria in base alla situazione data.

A parte la velocità incredibile con cui il cervello è in grado di processare informazioni, un aspetto ancora più impressionante è la sua capacità di imparare e di adattarsi.

Per capire meglio il funzionamento di questo processo vediamo un attimo come il cervello impara e adatta i suoi pattern di movimento.

Prendiamo come esempio un nuovo praticante di arti marziali, che sta imparando come tirare un pugno.

All’inizio non ha nessuna idea effettiva di come muoversi correttamente per tirare un pugno con una tecnica efficace. Infatti, non sa nemmeno quale sia la tecnica più efficace, finché qualcuno non gliela mostra.

Il problema che la mente deve risolvere è come coordinare l’attivazione di centinaia di muscoli in tutto il corpo nella maniera più efficiente per poter colpire con un pugno.

Questo può sembrare un movimento semplice a uno sguardo non allenato, quando in realtà è un’azione molto complessa che involve un tempismo preciso e la coordinazione del movimento rotazionale dai piedi in su.

corpo mente movimento pugno

Per poter imparare e perfezionare questo movimento, la mente ha bisogno di feedback.

L’allenatore fornisce al praticante un feedback tecnico, aiutando il cervello a capire cosa stia facendo giusto e cosa sbagliato. Inoltre l’atleta riceve anche feedback visuali, osservando altre persone tirare pugni e analizzando il loro modo di muoversi.

Con il tempo e infinite ripetizioni, la meccanica del praticante migliora e i suoi pugni diventano più veloci, potenti e più precisi.

Il cervello ha imparato come risolvere il problema di tirare un pugno in maniera corretta. Più pugni il praticante tira, più i pattern di movimento si imprimeranno nel cervello.

Il movimento del tirare un pugno adesso è stato “salvato” nel cervello, in quelli che sono chiamati Programmi Motori Generalizzati.

I programmi motori generalizzati sono un modo che il cervello ha di organizzare un gruppo di movimenti simili, di modo che non debba immagazzinare separatamente ogni singola possibile variazione di un movimento.

Immagina se il cervello dovesse immagazinare ogni movimento singolarmente. Pensa al camminare. Si può camminare più velocemente o più lentamente, in salita o in discesa, su una superficie piana o una accidentata…

Tutti i movimenti relativi al camminare vengono quindi immagazinati in un programma motorio generalizzato che di volta in volta si adatta alla situazione.

È necessario qui accennare che potrebbero essere immagazinati programmi motori generalizzati controproducenti, inefficenti o addirittura dannosi. Riprendendo l’esempio di prima, se il praticante di arti marziali sfortunatamente incontra un insegnante non preparato, imparerà una tecnica del colpire sbagliata o approssimata. Questo poi si rifletterà non solo nel tirare pugni, ma anche in tutte le azioni specifiche che richiedono al corpo di muoversi in maniera simile. Immagazzinare un PMG errato purtroppo ha ripercussioni molto ampie e difficili (ma non impossibili) da correggere. Analizzerò questo aspetto più in profondità in un altro articolo. 

Il Cervelletto, l’Anello di Congiunzione fra Corpo e Mente

corpo mente movimento cervelletto

Una gran parte di questo processo avviene nel cervelletto.

“È locato nella parte bassa del cervello. All’inizio si pensava che questa struttura avesse soltanto una funzione motoria, che eseguiva aiutando altre regioni motorie del cervello a svolgere il loro lavoro in maniera efficace. Ma negli ultimi dieci anni è emersa una più ampia visione delle sue funzioni, grazie alle nuove ricerche effettuate, e adesso il cervelletto è considerato come una struttura che aiuta non solo le regioni motorie ma anche quelle non motorie nelle loro funzioni. Infatti, il cervelletto è stato comparato a un potentissimo computer, capace di contribuire sia alla destrezza motoria sia alla destrezza mentale dell’essere umano.” CFR

Questa parte del cervello potrebbe essere la chiave per comprendere appieno come la mente interagisca con il corpo. Esso influisce sia sulla nostra abilità motoria sia sulla nostra intelligenza.

Il nostro cervello contiene qualcosa come 100 miliardi di neuroni, e circa il 50% di essi si trova soltanto nel 10% della sua massa totale.

Hai già indovinato dove? Esatto, nel cervelletto!

I neuroni locati nel cervelletto (chiamati Purkinje) si differenziano da tutti gli altri. Elaborano un numero molto maggiore di informazioni. Sono come un grosso albero con tanti rami e foglie. I rami e le foglie ricevono informazioni da altre parti del sistema nervoso. Hanno molti più “rami e foglie” rispetto alle altre cellule del sistema nervoso. In più inibiscono l’attivazione di altri neuroni.

corpo mente movimento cervelletto neuroni purkinje

In pratica il cervelletto è l’area del cervello che gioca un ruolo importante nel movimento e nelle funzioni cognitive come l’attenzione e il linguaggio e, in parte, anche in alcune funzioni emotive. Il cervelletto non inizia il movimento ma contribuisce alla coordinazione, alla precisione e al tempismo dei muscoli. Riceve input dal sistema sensoriale e da altre parti del cervello e della spina dorsale. Altre sue funzioni coinvolgono l’equilibrio, l’allineamento posturale e l’esecuzione.

Il cerveletto non è responsabile solo per la pianificazione e l’intenzione, ma anche per far sì che l’intenzione e l’azione corrispondano. Sembra facile a prima vista, ma il processo è in realtà estremamente complicato.

Il cerveletto è composto da tre parti.

corpo mente movimento cervelletto

Ogni parte contribuisce in maniera diversa al suo funzionamento generale e a quello del sistema motorio. Una parte si occupa della postura e dell’equilibrio, una di coordinare i movimenti delle braccia e delle gambe e la terza di aiutarci a pianificare i nostri movimenti.

Il cervelletto riceve informazioni dai sistemi sensoriali e dai centri di controllo corticali. Le informazioni sensoriali sono fondamentali quando si parla di movimento.

I movimenti hanno uno scopo. Per essere efficaci devono adattarsi all’ambiente. Perché questo accada serve l’aiuto del sistema sensoriale. Quando vogliamo prendere una bottiglia d’acqua, dobbiamo vedere in maniera precisa dove si trovi. Quando facciamo un passo, dobbiamo essere sicuri di dove sia il suolo. Siamo in grado di fare questo perché il sistema sensoriale comunica con il sistema motorio. Il cervelletto riceve un sacco di informazioni sensoriali, ma non è solo un ricevitore passivo: seleziona quali di queste informazioni sono importanti per controllare il movimento e scarta quelle inutili o ridondanti.

Il Movement Training e le Capacità Cognitive

Il movement training punta a lavorare anche sulla parte cognitiva. Molteplici studi da diversi anni dimostrano come il movimento sia fondamentale nel processo di sviluppo degli esseri umani e degli animali.

È attraverso il movimento e il gioco che la mente inizia a formarsi e a evolversi diventando sempre più complessa.

Allenare il corpo con specifici esercizi di movimento contribuisce a mantenere la mente “in forma” e a renderla più agile e funzionale.

In questo allenamento si parte dalle tecniche basilari del corpo in modo da sviluppare programmi motori generalizzati efficienti che possano poi adattarsi alle attività specifiche che ognuno di noi si trovi a compiere. Avremo così delle fondamenta solide che ridurranno il rischio di infortuni e aumenteranno la performance fisica. Inoltre gli esercizi diventeranno via via più complessi, andando a stimolare la capacità di apprendere e di adattarsi del nostro corpo e della nostra mente.

Tutto questo allena e migliora non solo il nostro fisico e la nostra salute ma anche molteplici capacità cognitive, fra cui: memoria e apprendimento, consapevolezza, movimento volontario, concentrazione, attenzione, elaborazione visiva e programmazione.

FONTI E APPROFONDIMENTI

Martin, JH, Choy M, Pullman S, Meng Z (2004) Corticospinal development depends on motor experience. J Neuroscience  24: 2122-2132.

van der Meer AL, van der Weel FR, Lee DN (1995) The functional significance of arm movements in neonates. Science 267: 693-695.

Meng Z, Li Q, Martin, JH (2004) The transition from development to motor function in the corticospinal system. J Neuroscience  24: 605-614.

Solomons G, Solomons HC (1975) Motor development in Yucatecan infants. Dev Med Child Neurol 17: 41-46.

Super CM (1976) Environmental effects on motor development: the case of African infant precocity. Dev Med Child Neurol 18: 561-567.

Tresch MC, Saltiel P, Bizzi E (1999) The construction of movement by the spinal cord. Nat Neurosci 2: 162-167.

Walton K (1998) Postnatal development under conditions of simulated weightlessness and space flight. Brain Res Brain Res Rev 28: 25-34.

Zelazo PR, Selazo NA, Kolb S (1972) Walking in the newborn. Science 176: 314-315.

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Andrea Bonaposta P.iva 02646770418

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